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Montalbano Elicona

Montalbano Elicona

Circondato da boschi secolari, Montalbano Elicona è uno dei più antichi e suggestivi borghi medievali dell’area dei Nebrodi, ricco di storia, arte e tradizioni. La cittadina fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia ed è stata proclamata nel 2015 “Borgo dei borghi”.  È collocata a 900 mt. di altezza sulla SP115 che collega la costa tirrenica a quella ionica in un territorio incastrato tra i boschi dell’Argimusco ed il mar Tirreno. Le prime notizie risalgono al IX secolo d.C. a seguito dell’arrivo dei bizantini che ne fanno una rocca fortificata ma i primi dati certi si hanno attorno alla metà del XII secolo con la presenza dei normanni che contribuiscono ad arricchire la città di torri e fortificazioni. Il suo massimo splendore avviene agli inizi del 1300 quando Federico II di Svevia consolida il castello con nuove mura. È proprio il castello svevo-aragonese a costituire l’elemento storico architettonico più significativo di Montalbano Elicona. Edificato su preesistenze bizantine e arabe, presenta nella parte superiore due torri di cui una tipicamente sveva a pianta pentagonale con funzione di maschio. Risalente allo stesso periodo svevo la muratura perimetrale merlata che rappresenta la configurazione difensiva meglio conservata in tutta la Sicilia. Fu ricostruito in seguito da Federico II d’Aragona e dotato di sistemi di difesa esistenti all’epoca: le numerose feritoie con ampio raggio di esplorazione, camminamenti e merlature per il coronamento superiore del castello. Grandi finestre al piano nobile, l’assenza di bastioni, contrafforti, fossati, ponti levatoi e ulteriori cinta di mura protettive, fanno pensare alla realizzazione di una vera dimora reale adibita a residenza estiva. Grazie alla ristrutturazione operata dal re aragonese, il castello di Montalbano é considerato una delle opere più armoniose del medioevo siciliano. L’elemento di spicco all’interno del castello è la Cappella Palatina della Santissima Trinità, di epoca bizantina ad uso esclusivo dei sovrani.

Caratteristici i numerosi e suggestivi vicoli del borgo dove si incontrano chiesette di origine medievale e palazzi nobiliari dai pregevoli portali intagliati.

Antica Abacena

L’antica e grande città sicula di Abakainon era ubicata ai piedi della scoscesa montagna di Tripi un altopiano che dai monti Nebrodi si estende verso il mare. Tale collocazione era una vera fortezza naturale, facilmente difendibile, essendo compresa tra due valli laterali, vicina ai torrenti che consentivano collegamenti più brevi tra la riviera ionica e quella tirrenica. Nel V secolo a.C. la città ebbe notevole rilevanza fra i centri siculi indipendenti della Sicilia settentrionale, coniando una numerosa serie di monete d’argento.

Fu sottomessa nel 396 a.C. al tiranno siracusano Dionisio I° che occupò la zona marittima del territorio abacenino per fondarvi la colonia militare di Tyndaris. Privata di una parte del territorio preferì allearsi dapprima con i Cartaginesi, ma dopo avere subito una pesante sconfitta strinse alleanza con i Siracusani. Nel 263 a.C. cadde definitivamente in potere dei Romani che la denominarono Abacaenum  raggiungendo probabilmente il grado di municipium.

Nell’area dell’antico abitato si conservano diversi resti di età greca e romana, fra cui un muraglione rettilineo, lungo quasi cento metri. Sono stati rinvenuti strati culturali del neolitico e tombe a forno dell’età del bronzo, che hanno permesso di accertare le origini assai antiche della città e l’alto grado di civiltà raggiunto dagli Abacenesi. Attualmente le monete di Abacena sono custodite nei più famosi musei del mondo: Siracusa, Palermo, Napoli, Firenze, Parigi, Monaco, Londra, Berlino e New York. Dopo le ricerche condotte nel 1952 e nel 1961, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Tripi, ha ripreso nel 1994 la campagna di scavi in un vasto settore della necropoli greca dove sono ben visibili decine di sepolcri in pietra risalenti al IV secolo a.C., attraverso lo studio dei quali si è potuto stabilire che venivano usate sia l’inumazione che l’incinerazione. Il corpo o l’urna venivano quindi deposti nella tomba, sigillata da blocchi di pietra su cui veniva posta una stele. Si distinguono perfettamente alcuni resti e, perfettamente conservate sulle steli, le iscrizioni con i nomi e la professione dei defunti.

Tindari ed il Santuario.

Tindari

Splendida cittadina nel golfo di Patti, dove arte e cultura si mescolano a miti e leggende. L’antica Tyndaris era una colonia della Magna Grecia, fondata nel 396 a.c. dal tiranno di Siracusa Dionisio I, al fine di fronteggiare gli attacchi dei Cartaginesi. Sotto la dominazione romana Tyndaris divenne un’importante base navale ma dopo l’invasione dei Bizantini ed in seguito degli Arabi, venne distrutta nell’836. Diverse le testimonianze architettoniche lasciate dalle varie colonizzazioni: Il Teatro greco, le case patrizie, i resti di mura ciclopiche. La zona archeologica venne costruita in blocchi di pietra arenaria di tradizione ellenistica e successivamenti furono aggiunte volte in calcestruzzo tipici dell’architettura romana. Sono presenti i resti di due case (domus), serie di botteghe (tabernae) e le terme con ambienti sono decorati con pavimenti a mosaico e absidi. Un’ampia galleria centrale, il cui spazio è suddiviso trasversalmente da nove arcate, costruito dai romani con grosse pietre arenarie era destomato a basilica per le pubbliche riunioni. All’ingresso degli scavi è situato l’Antiquarium, piccolo museo che contiene statue marmoree, capitelli corinzi, una testa dell’imperatore Augusto e ceramiche dell’età del bronzo.

Il Teatro, realizzato alla fine del IV° secolo a.c. fu modificato in parte in epoca romana con l’aggiunta di un portico e della scena per destinarlo ai giochi circensi. Ubicato in posizione scenografica con la cavea rivolta verso il mare era appoggiato alla naturale conformazione a conca della collina nella quale furono scavate le gradinate dei sedili che raggiungevano la capienza di circa 3.000 posti. Dal 1956 vi si tiene un festival artistico con manifestazioni di danza, musica, e teatro. Dal 2001, in collaborazione con Taormina, è sede del Festival del Teatro dei due Mari.

Sul versante orientale del promontorio a strapiombo sul mare, si erge l’imponente Santuario della Madonna Nera, la principale attrazione turistica del luogo. La costruzione fu iniziata alla fine degli anni 50 nella stessa area dell’antico santuario che per le piccole dimensioni non riusciva più a contenere le folle dei pellegrini sempre più crescenti devoti alla Madonna Nera. Al suo interno infatti è custodita una statua di legno raffigurante la Vergine bizantina con Bambino. L’origine della devozione a questa Madonna risale probabilmente al periodo dell’iconoclastia, movimento religioso sorto durante l’impero bizantino, che proibiva il culto delle icone. Secondo la leggenda la statua della Vergine, ben nascosta nella stiva di una nave proveniente dall’Oriente per sottrarla alle persecuzioni iconoclaste, fu abbandonata nei pressi della baia di Tindari, l’odierna Marinello, durante una tempesta notturna. All’alba del giorno dopo i marinai ansiosi di ripartire non riuscirono a spostare la nave di un millimetro perché incagliata in quel tratto di mare. Solo quando la statuetta fu sbarcata sulla spiaggia potettero riprendere il largo.

La Piscina

Casale Abacena | La Piscina

Una splendida piscina in posizione panoramica con una terrazza che offre una visuale che spazia dal Golfo di Tindari fino a Capo Milazzo.La vasca, in condizioni di conservazione ottimale, si estende per un Area di oltre 130 mq. Livello Bambini ed Adulti.

Piscina e percorso in Pietra

Piscina

Maioliche

Casale Abacena | Abitazione | Dettagli

Sono parecchi gli elementi elementi decorativi e funzionali in maiolica presenti all’interno della villa. Al piano terra, il camino con scaldavivande che caratterizza con la sua imponenza l’ambiente del salone, la stufa al primo piano rivestita con lo stesso materiale, alcuni rivestimenti di cucine e bagni ed infine la stufa del Sud Tirolo risalente all’800 collocata in una zona della sala a piano terra, insieme ad
altri arredi di pregio.

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