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Antica Abacena

L’antica e grande città sicula di Abakainon era ubicata ai piedi della scoscesa montagna di Tripi un altopiano che dai monti Nebrodi si estende verso il mare. Tale collocazione era una vera fortezza naturale, facilmente difendibile, essendo compresa tra due valli laterali, vicina ai torrenti che consentivano collegamenti più brevi tra la riviera ionica e quella tirrenica. Nel V secolo a.C. la città ebbe notevole rilevanza fra i centri siculi indipendenti della Sicilia settentrionale, coniando una numerosa serie di monete d’argento.

Fu sottomessa nel 396 a.C. al tiranno siracusano Dionisio I° che occupò la zona marittima del territorio abacenino per fondarvi la colonia militare di Tyndaris. Privata di una parte del territorio preferì allearsi dapprima con i Cartaginesi, ma dopo avere subito una pesante sconfitta strinse alleanza con i Siracusani. Nel 263 a.C. cadde definitivamente in potere dei Romani che la denominarono Abacaenum  raggiungendo probabilmente il grado di municipium.

Nell’area dell’antico abitato si conservano diversi resti di età greca e romana, fra cui un muraglione rettilineo, lungo quasi cento metri. Sono stati rinvenuti strati culturali del neolitico e tombe a forno dell’età del bronzo, che hanno permesso di accertare le origini assai antiche della città e l’alto grado di civiltà raggiunto dagli Abacenesi. Attualmente le monete di Abacena sono custodite nei più famosi musei del mondo: Siracusa, Palermo, Napoli, Firenze, Parigi, Monaco, Londra, Berlino e New York. Dopo le ricerche condotte nel 1952 e nel 1961, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Tripi, ha ripreso nel 1994 la campagna di scavi in un vasto settore della necropoli greca dove sono ben visibili decine di sepolcri in pietra risalenti al IV secolo a.C., attraverso lo studio dei quali si è potuto stabilire che venivano usate sia l’inumazione che l’incinerazione. Il corpo o l’urna venivano quindi deposti nella tomba, sigillata da blocchi di pietra su cui veniva posta una stele. Si distinguono perfettamente alcuni resti e, perfettamente conservate sulle steli, le iscrizioni con i nomi e la professione dei defunti.

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